Martedì 3 novembre gli Stati Uniti vanno al voto per le elezioni di metà mandato. Trump non è candidato, ma si comporta come se lo fosse, e come chi si prepara a perdere: la sua approvazione è scesa al 31%, il minimo della sua carriera, e i democratici sono competitivi al Senato perfino in Texas, Maine e Ohio. In questa puntata mettiamo in fila le mosse con cui l’amministrazione prepara il terreno per contestare il risultato. In New Hampshire, giovedì 22 ottobre, la Corte suprema ha escluso le tessere studentesche dai documenti validi al seggio. In Alaska il ministero della Giustizia chiede a un giudice federale di impedire la certificazione se il senatore Dan Sullivan perde contro Mary Peltola, e la ragione è che sulla scheda c’è un secondo Dan Sullivan. In California il governo vuole mettere da parte 20.000 schede e minaccia di incriminare i funzionari che le contano. Poi ci sono le cause sulle liste elettorali, l’attacco al voto per posta, l’incertezza sugli agenti federali ai seggi, la bozza di un’emergenza nazionale e l’ipotesi che la Camera non insedi i democratici eletti. Prese una per una, nessuna di queste mosse ribalta un’elezione. Messe insieme, costruiscono un racconto alternativo già pronto da usare.



